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Apugnochiuso
...Non omologabile...
2 giugno 2008
2 GIUGNO: GIORNATA DI LOTTA CONTRO L'INTOLLERANZA



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29 maggio 2008
Blogger contro ogni forma di razzismo e fascismo
 

Blogger contro ogni forma di razzismo e fascismo!


Il clima venutosi a creare in Italia è sempre più irrespirabile. Le forze conservatrici stanno attuando una involuzione culturale e sociale che sta portando il Paese verso derive fasciste, illiberali e razziste. Basta osservare la caccia alle streghe contro gli stranieri, le aggressioni squadriste contro compagne/i e ragazze/i, la discriminazione contro gli omosessuali, il bavaglio imposto a giornalisti “scomodi”, ecc... Di episodi ultimamente ce ne sono stati molti. Troppi. Dall’uccisione di Nicola al raid al Pigneto a Roma. La notizia, riguardante le aggressioni fasciste alla Sapienza di Roma è quindi solo l’ultima di una lunga serie di accadimenti violenti, di cui la matrice fascista è la drammatica costante. Tutto questo é inaccettabile per chiunque ha a cuore la libertà, l'eguaglianza e la tolleranza. Perciò abbiamo deciso di indire per il 2 giugno una giornata di lotta contro l'intolleranza: ogni blog che si riconosce nei valori elencati parteciperà esponendo sul suo blog il logo speciale che vedete in questo articolo per dimostrare la sua volontà di non cedere all'avanzata dell'intolleranza che ha investito questo paese.
L’invito a chi legge è quello di riportare questo comunicato sul proprio blog quanto prima nel tentativo di rendere più visibile possibile questa iniziativa, e di riproporre in un secondo momento il logo nella data indicata.

Diamo un segnale: combattiamo il razzismo e il fascismo.

Se anche tu vuoi dire “basta al fascismo e al razzismo” supporta l'iniziativa copiando/incollando sul tuo sito/blog il codice HTML riportato nella "finestrella" qui sotto.







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27 maggio 2008
Le merde colpiscono ancora.
 ROMA - Un gruppo di studenti antifascisti dell'Università 'La Sapienza' di Roma ha denunciato un'aggressione con "diversi feriti" da parte di "un gruppo di fascisti armati di mazze, tirapugni, bastoni".

Sono quattri i feriti medicati al Pronto Soccorso del Policlinico Umbero I: hanno riportato ferite e lesioni "non gravi" valutati dai medici del nosocomio romano come codici gialli. Uno ha una spalla rotta, due presentano ferite alla testa ed una ha una contusione ad un braccio. Due persone appartengono ai collettivi studenteschi di sinistra e due ad un gruppo di estrema destra. I quattro sono stati portati in questura

La denuncia è stata fatta verso le 13:45 da un'organizzazione di "Studenti e studentesse antifascisti della Sapienza" precisando che "pochi minuti" prima l'aggressione era stata subita da "alcuni studenti della Sapienza impegnati in un attacchinaggio su via De Lollis".

"Tra gli studenti - viene aggiunto nel comunicato che annuncia una conferenza stampa davanti alla Facoltà di Lettere - ci sono stati diversi feriti, alcuni molto gravi. L'aggressione, durata oltre dieci minuti, è avvenuta in pieno giorno, davanti a centinaia di persone, a testimonianza del clima di impunità assoluta di cui i neofascisti godono in questa città". La nota rilancia il volantino che, col titolo "Sapienza libera dai nuovi fascismi!", veniva diffuso al momento dell'aggressione



Questo é il clima oggi in Italia, i fasci si muovono indisturbati e lo stato fa finta di non vedere....



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25 maggio 2008
Ora e sempre antifascismo!!
   
  Martedì 20 maggio 4 compagni e compagne del Network Autorganizzato e del Nucleo Studentesco Metropolitano si sono visti recapitare un decreto penale di condanna a sei mesi di detenzione convertita in pena pecuniaria di 3520 euro ciascuno (per un totale di 14mila e 80 euro!).
Il provvedimento di condanna è motivato con la presunta violazione dell’art. 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), articolo che prevede una pena fino a sei mesi di detenzione (o la sua conversione in ammenda) per chiunque organizzi una riunione pubblica senza preavvisare le autorità di Pubblica Sicurezza. Secondo gli accusatori, le compagne e i compagni condannati avrebbero violato tale disposizione del TULPS in occasione del presidio che si tenne nel luglio scorso in via Scarlatti, organizzato dal movimento antifascista e antirazzista napoletano e grazie al quale si riuscì ad impedire lo svolgimento di un’iniziativa di Forza Nuova.

E’ utile ricordare che il TULPS è del 1931, la norma in questione appartiene, dunque, a quelle numerose disposizioni legislative che ben rappresentano la continuità tra lo Stato fascista e la Repubblica democratica: continuità di potere, di interessi, di classe dominante padronale, e quindi anche continuità normativa e repressiva. Il TULPS è parte integrante di quell'apparato di norme e procedure finalizzate alla persecuzione politica, edificato appunto negli anni venti e trenta del novecento per colpire i lavoratori e le loro lotte, e che la Repubblica “fondata sul lavoro” non ha mai abrogato.

Al contrario, le norme fasciste sono quotidianamente fatte valere e applicate dallo Stato democratico, senza alcun imbarazzo, ogni qualvolta le autorità intendono perseguire finalità di repressione politica ai danni di compagni e lavoratori.

L’iter della contestazione (Art 459 del Codice di procedura penale) è subdolo e sconcertante: d’ufficio si procede, infatti, ad infliggere una condanna (senza preoccuparsi di dare agli imputati alcuna possibilità di difendersi) ogni qual volta la pena sia pecuniaria o detentiva tramutabile in ammenda. E’ necessario, per poter avere un “regolare” processo, preoccuparsi di presentare un ricorso entro dieci giorni; in caso di mancato ricorso si accetta di fatto la condanna. Appare evidente che l’intero procedimento miri a intimidire e demoralizzare la risposta politica dei compagni.

Al di là della forma procedurale, la questione che, a nostro avviso, merita maggiore attenzione è proprio il reato contestato. Distribuire volantini e parlare al megafono non è più permesso senza previa autorizzazione. Queste condanne sono, in breve, al contempo grottesche e allarmanti e meritano alcune considerazioni politiche.

Tanto per cominciare, esse chiariscono una volta per tutte come non sia possibile continuare a impostare le proprie riflessioni sulla repressione incentrandole unicamente sui soggetti di volta in volta repressi e sulla valutazione delle loro azioni, senza preoccuparsi di cogliere l’elemento politico che l’atto repressivo sta a rappresentare. Occorre, dunque, spostare l’asse del ragionamento sull’ineliminabilità e la presenza costante della repressione e su come essa venga diversamente applicata di volta in volta. Far partire un procedimento per un fatto che appare a tutti chiaramente come una pratica diffusa e consueta, ci dà chiaramente l’indice dell’asprezza dell’attacco repressivo che registriamo sia a livello europeo che, naturalmente, nazionale in questa fase.

E’ chiaro che ormai l’attacco è diretto ai più semplici spazi di agibilità per ridurre al silenzio qualsiasi voce di dissenso. Per far fronte a questo attacco unilaterale è opportuno dotarsi di una attrezzatura politica che occorre costruire con una riflessione, un dibattito e una pratica appropriati. In questi anni abbiamo, impotenti (e a volte indolenti), assistito alla sottrazione di conquiste che pensavamo acquisite (si pensi, per dirne una, all’occupazione dei treni per i cortei nazionali); ampi settori del movimento hanno, infatti, deciso di arretrare di fronte a questi attacchi, nella speranza che tale rinuncia potesse garantire spazi di agibilità. E’ evidente ormai che questo ragionamento risulta essere fallimentare e che è opportuno invece non arretrare ma difendere le nostre lotte e la nostra stessa possibilità di fare politica in modo autonomo ed autorganizzato, comprendendo che la reazione non si arresta e non si accontenta dell’angolo in cui riesce a metterci ma che, con metodo, lavora all’annientamento del proprio antagonista e che dunque non è possibile nessuna forma di compromesso con essa.

Altro elemento che non possiamo non sottolineare è la scelta politica del bersaglio della reazione. Non è certamente casuale che il provvedimento di “condanna per decreto” arrivi al termine di un anno di mobilitazioni e lotte che hanno visto le compagne e i compagni impegnati quotidianamente contro la precarietà, per i diritti dei lavoratori e attivi sul terreno dell'antifascismo, dell’antirazzismo, dell'antisessismo, della solidarietà internazionalista, nonché interni al più vasto movimento contro la guerra e per i diritti sociali.
Sia il merito del provvedimento che la forma procedurale adottata, dunque, confermano la matrice squisitamente politica dell'attacco. Colpendo quattro compagni e compagne hanno inteso colpire un
insieme di percorsi di ricomposizione delle lotte, percorsi costruiti in piena autonomia dalle istituzioni e lontani da qualsivoglia compromesso con partiti e forze istituzionali.
Il messaggio che hanno voluto recapitare a tutti noi è il seguente: “perseverare nel fare politica in maniera realmente autonoma e autorganizzata è qualcosa che non conviene, perché in una maniera
o nell’altra troveremo il modo di farvela pagare sul piano personale, eventualmente anche scavando in ottant'anni di legislazione repressiva”.
Ma hanno fatto male i loro conti.
Siamo comunisti, e non ci lasceremo certo intimidire. Continueremo a sviluppare le nostre lotte e il nostro lavoro politico con una determinazione sempre maggiore e sempre in una direzione precisa, immodificabile: contro la classe dominante e i suoi servi, contro il fascismo, il razzismo e l’imperialismo; per l’autorganizzazione e l’emancipazione degli oppressi e degli sfruttati!

Firme
C.S.O.A. Terra Terra
Collettivo Vesuvio Zona Rossa – Comuni vesuviani
Collettivo Internazionalista – Napoli
Collettivo Orientale
Nucleo Studentesco Metropolitano



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15 maggio 2008
Fiera del libro.
 
La Fiera del libro di Torino e la buona vecchia Europa
Yitzhak Laor *

Cara amica, il nostro problema qui, in quanto israeliani contro l'occupazione, è un problema concreto con i nostri vicini concreti, quelli che tornano a casa dopo avere prestato servizio ai blocchi stradali e avere trattato esseri umani come animali: diventano fascisti attraverso la pratica - ossia attraverso il servizio militare - e solo poi fascisti ideologicamente. Questo non preoccupa la sinistra filo-israeliana in Italia. Tu sostieni che la sinistra italiana non avrebbe trattato un boicottaggio del Sudafrica nel modo in cui sta trattando qualunque proposta di boicottaggio di Israele. Ma la cosa è più semplice: pensa alla sinistra italiana durante la prima guerra del Libano e paragonala alla sua posizione attuale. Non è l'occupazione a aver cambiato natura. È l'Europa occidentale che è cambiata, che è tornata al suo vecchio modo di guardare i non-europei con odio e disprezzo. Nell'immaginario della sinistra italiana, i palestinesi hanno perso lo «status» simbolico di cui godevano un tempo (la kefia al collo di decine di migliaia di giovani italiani, ad esempio) e sono passati nell'hinterland dell'Europa: dove gli americani possono fare quello che vogliono, e l'avida Europa, come sempre, si schiera dalla parte dei più forti. I palestinesi sono ancora una volta solo degli arabi che sanguinano, e il sangue arabo - proprio come in passato il sangue ebraico - vale poco. Si potrebbe riassumere il cinismo dell'attuale scena italiana citando Giorgio Napolitano, quando ha fatto riferimento a una vecchia discussione che ebbe nel 1982 a Torino con l'allora comunista Giuliano Ferrara. Riflettendo sulla posizione del Pci sul massacro di Sabra e Shatila, Napolitano, che sarebbe poi diventato Presidente, ha detto: «Per quanto riguarda una determinata persona (Giuliano Ferrara), ricordo solo che egli si faceva promotore di una causa (la causa palestinese nel 1982) che nel Partito godeva di una qualche popolarità ma che non ci avvicinava per nulla alla presa del potere». Machiavelli avrebbe dovuto incontrare sia Ferrara che il Presidente italiano per un drink sui fiumi di sangue palestinese.
Ma il cambiamento di posizione della sinistra italiana ha molto poco a che vedere con la propaganda israeliana, anche se la Fiera del libro di Torino rientra anch'essa nella propaganda israeliana. Concentriamoci per un momento su questa fiera, a titolo di esempio. Abbiamo a che fare con la Cultura, che è sempre la «coesistenza» di affari (delle case editrici, ad esempio) con il razzismo implicito degli «amanti della Cultura», cultura che è sempre puramente occidentale (cristiana o «secolare»). Gli israeliani in questo contesto sono gli «eredi della buona vecchia Europa», mentre gli arabi, naturalmente, non sono ammessi in questa cultura. In breve, la xenofobia italiana ha anche un volto umano: la Fiera del libro di Torino. Il nostro stato, che da 41 anni sta privando un'intera nazione di qualunque diritto se non quello di emigrare, viene celebrato dalla Cultura. Bene, questa è l'Europa - dopo tutto, la stessa Europa che noi e i nostri genitori abbiamo conosciuto: la Cultura è sempre stata la cultura dei Padroni. Il dibattito sulla Fiera del libro può dimostrare come la sinistra, un tempo la più sensibile d'Europa verso la causa palestinese, sia diventata la più cinica sinistra filo-israeliana. Ha perso il suo orizzonte politico, e in questo vuoto ideologico ciò che si è realmente verificato è il ritorno del Coloniale. È questo il contesto storico in cui va letta l'estinzione della nazione palestinese, celebrata attraverso il 60° anniversario di Israele. L'Europa si sta espandendo fino a includere Israele, come «isola di democrazia», di «diritti umani».
Non dobbiamo dimenticare che la sinistra italiana non ha mai attraversato un processo post-coloniale. Ha fatto tutta la strada dalla retorica anticolonialista degli anni '70 all'attuale «ansia» coloniale per «i nostri fratelli ebrei là nella giungla, tra i selvaggi». Mamma li turchi!
Cara amica, non possiamo dipendere dagli europei, nonostante pochi coraggiosi. Guarda, i nostri soldati sono tornati a casa e dai loro scarponi il sangue cola in salotto. Imparano presto nella vita a ignorare le lacrime delle madri. Prima di compiere vent'anni sono già crudeli come cacciatori di teschi. Lo ammetto: dovevo scrivere questo pezzo per il manifesto, ma mi sono rivolto a te, perché non riesco più a rivolgermi agli europei direttamente, chiedendo loro di pensare ai palestinesi rinchiusi come animali nei loro ghetti, al vento e alla pioggia. E gli anni passano.
* scrittore israeliano
(traduzione Marina Impallomeni)



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21 gennaio 2008
E continuano.
A Gaza i civili muoiono per l'embargo imposto dal governo isaeliano...
Il mondo guarda e tace, guai contestare la politica repressiva e violenta
israeliana...E intanto i civili continuano a venir umiliati e uccisi.







permalink | inviato da Irlanda il 21/1/2008 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
18 gennaio 2008
È questa la pace del governo israeliano?
E' di un morto e 46 feriti il bilancio del bombardamento israeliano contro l'ex sede del ministero dell'Interno nella citta' di Gaza. La vittima sarebbe una donna di 52 anni identificata con il nome di Haniya Abd Al-Jawad. Gran parte dei feriti, solo tre dei quali in gravi condizioni, sarebbero passanti.



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17 dicembre 2007
Si censura...
Ce ne accorgiamo ogni giorno di più: i governi controllano i media. Nel Regno Unito come in Francia, in Svizzera come in Germania. E' una realtà gravissima, perché significa che la libertà di informazione è morta e che la verità può essere manipolata a piacere. Noi del Gruppo EveryOne siamo regolarmente censurati quando inviamo comunicati stampa relativi alla persecuzione dei Rrom. I giornali e le TV pubblicano e diffondono solo notizie (spesso false) di reati commessi da Rrom o di sgomberi presentati come operazioni lecite per la legalità e l'ordine. In realtà in Italia i Rrom muoiono di fame, di freddo, di malattie, di stenti. Noi del Gruppo EveryOne, investendo i nostri fondi personali, cerchiamo di aiutare qualche famiglia, ma è una goccia nell'oceano. Dopo gli sgomberi, si vedono tragedie inimmaginabili: un'umanità disperata, composta in massima parte da bambini piccoli, che cammina verso il nulla. Bambini che si spengono fra le braccia delle loro mamme, spesso giovanissime. Abbiamo visto personalmente agenti e assistenti sociali allontanare mamme che chiedevano aiuto per i loro bambini gravemente ammalati. "Quelli non sono bambini," dicono le persone cha assistono ai pogrom, "sono bestie, sono zingari, potenziali criminali". E' un orrore senza fine che ci riporta ai tempi del'Olocausto. Ci stiamo impegnando con tutte le nostre forze, in un clima intimidatorio di oppressione. Abbiamo bisogno, però, di sostegno, di voci che si levino a denunciare i crimini di stato. Ogni voce può significare una vita, una tragedia in meno, un po' di speranza in più in quest'abisso di crudeltà e dolore.  info@everyonegroup.com

Oggi il Gruppo EveryOne ha espresso una ferma protesta nei confronti di quotidiani, agenzie stampa e network, che hanno censurato la notizia della morte di un ragazzo Rrom di 27 anni, ucciso da un'auto pirata in piena notte, vicino a Pavia, mentre tornava a casa. "Noi giornalisti pubblicheremmo senza esitazioni quel tipo di notizie," ha commentato una nota giornalista dopo l'ennesima censura, ma sono i nostri direttori a fermarle". Censurare una notizia così significa essere caduti in un regime non più rispettoso dei diritti dei cittadini, significa che le Istituzioni, che controllano la stampa e la TV, non vogliono che l'opinione pubblica sappia di un incidente mortale con omissione di soccorso da parte dell'assassino. Solo perché la vittima è un Rrom. Speriamo che domani, dopo la nostra protesta, la notizia sia divulgata, anche in forma essenziale. E' un brutto momento per i Rrom in Italia e anche per noi che ci occupiamo di Diritti Umani. Ma è questo il momento in cui bisogna impegnarsi con coraggio, con ogni energia, per un bene superiore, che è quello della verità, che è quello della vita umana. Roberto Malini - www.everyonegroup.com



permalink | inviato da Irlanda il 17/12/2007 alle 17:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
2 novembre 2007
si comincia
È partita la caccia al romeno...
Mi viene da vomitare ma sapevo che sarebbe successo
ma andiamo avanti a votare i "compagni" del centro sinistra.
Ci fosse una sinistra, domattina andrebbe in piazza per la tolleranza e la solidarietà e contro la bieca violenza ignorante e xenofoba.

ROMENI AGGREDITI A ROMA DA GRUPPO CON BASTONI 
Tre cittadini romeni sono stati aggrediti a colpi di bastone ed altri oggetti, a Roma, da alcune persone, forse una decina, che avevano il volto coperto da caschi e passamontagna. E' successo poco dopo le 20.30 nel parcheggio del supermercato Lidl tra via Casilina e via di Torraccia, nella zona periferica di Tor Bella Monaca. Secondo quanto si è appreso, uno dei tre romeni sarebbe ferito in modo più grave. I feriti sono stati trasportati e ricoverati negli ospedali di Tor Vergata e Frascati, una cittadina dei Castelli Romani. I medici dei pronto soccorso non hanno ancora stabilito l'entità delle lesioni. I carabinieri della capitale hanno avviato immediate ricerche del gruppo di persone arrivate improvvisamente nel parcheggio del centro commerciale Lidl, luogo di ritrovo di cittadini romeni.





permalink | inviato da Irlanda il 2/11/2007 alle 22:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
28 ottobre 2007
Solidarietà.
Nuovo blitz repressivo del governo Prodi.
Esprimiamo solidarietà ai cinque militanti anarchici arrestati in Umbria.


La macchina repressiva del governo Prodi continua a colpire il movimento antagonista. A pochi giorni dal blitz del 16 ottobre contro 15 compagni dello SLAI Cobas - per il sindacato di classe e altri organismi politici e sindacali di base, è toccato al movimento anarchico.

Nella giornata del 23 ottobre, per ordine della Procura di Perugia, sono stati arrestati cinque anarchici ed eseguite numerose perquisizioni anche in Toscana. Tra gli arrestati un membro dell’Associazione Vittime armi elettroniche-mentali (AVae-m). La modalità degli arresti e delle perquisizioni, con sequestri di materiali vari (computer e materiale di propaganda) eseguita dai ROS dei Carabinieri, seguono l’ormai consueta farsa di accuse di eversione e sovversione, di presunti reati quali attentati a cose e minacce a persone rappresentanti le istituzioni, come nello specifico al Presidente della Regione Umbria.

Il governo Prodi e i suoi ministri, Mastella ed Amato, sono i mandanti di questo ennesimo colpo contro il movimento anarchico. Questo succede proprio quando l’inchiesta giudiziaria di Catanzaro denominata ”Why not”, inchiesta espressione della guerra civile strisciante tra i gruppi di potere borghese, preme sul governo e in particolare proprio su Prodi e Mastella, che il PM De Magistris accusa di reati di corruzione.

Verso il governo Prodi, che si dice di sinistra e “amico dei lavoratori”, aumenta in modo esponenziale la sfiducia delle masse popolari che, nella situazione attuale, si sentono sempre più precarie. E’ in questo quadro che si inserisce anche la politica deviante del ministro degli Interni Amato con il suo “pacchetto sicurezza”, con la sua filosofia da “Stato di polizia”, che vuole fare apparire uno degli effetti della crisi del sistema capitalista, la diffusa microcriminalità (personificata dalla propaganda di regime soprattutto dagli immigrati, dai rumeni e Rom), come la causa del sentimento di insicurezza delle masse popolari.

Accanto al “pacchetto sicurezza”, per orientare l’opinione delle masse ad un maggiore controllo poliziesco, il governo attuale, come del resto faceva quello precedente della banda Berlusconi, continua a portare avanti la fantomatica “lotta contro il terrorismo”, di cui i cinque militanti anarchici umbri sono stati l’ultimo bersaglio in ordine di tempo.

In questa “guerra santa” i governi borghesi mirano a colpire essenzialmente chi, in un modo o nell’altro, diventa o può diventare punto di aggregazione di operai, lavoratori, giovani, donne, che per forza di cose si allontanano dall’influenza dei partiti borghesi.

Le condanne esemplari comminate agli antifascisti di Milano per i fatti dell’11 marzo per i reati di devastazione e saccheggio e quelle richieste dai PM di Genova, per gli stessi reati, contro i 25 giovani no-global dei fatti del G8 del 2001, non arresteranno la voglia di cambiamento radicale che da più parti spira. Così come le numerose inchieste giudiziarie, perquisizioni, arresti di comunisti, di antimperialisti, di anarchici, di islamici, di antifascisti, ecc., non sono altro che il tentativo ridicolo di fermare il processo di decadimento del sistema borghese e la contemporanea rinascita del nuovo movimento operaio e di massa che lo spazzerà via.



Solidarietà ai cinque anarchici arrestati!

No allo Stato di polizia!

No alle persecuzioni politiche!

Via il governo corrotto di Prodi!





permalink | inviato da Irlanda il 28/10/2007 alle 11:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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